1922

 
 Propongo un breve estratto da un romanzo che iniziai a scrivere nel 2006 e che non proseguii. Ricordo che allora, ventiquattrenne, lavorai a questo romanzo durante i pomeriggi primaverili, spesi tra l'archiginnasio (Bologna), la biblioteca civica di Cuneo e le rive del lago di Suviana (BO).
 
Buona lettura.
 
 
Nel 1922, dieci anni prima dell’ultima colata che porterà alla costruzione della diga di Suviana, si comunicavano le istruzioni sui sussidi di disoccupazione. Pellegrino Quintilia si dava alle consuete oblazioni: dieci lire donate per l’asilo cattolico inferiore. Grecia e Italia cincischiavano a Roma per due righe di accordi mentre gli egiziani non sopportavano quella gran dama dell’Inghilterra togliendo i quattrini dalle casseforti delle sue banche. La gran dama, impegnata a far svolazzare le sue gonne, non riesce a tener sotto gli indiani, che la canzonano. Si ribellano. Sui giornali italiani si esclama: “La pubblicità è l’anima del commercio!”, tra un lassativo, la notizia della scoperta praghese del: “Vetro infrangibile! Capace di battere il chiodo meglio d’un martello!” e un tale Parola Giacomo che veniva derubato del portafogli al mercato cuneese del martedì. Si fanno gli auguri di capodanno a Don Sturzo mentre, in quel di Chiusa Pesio, un operaio veniva spiaccicato da un masso. Così la notizia sullo Stendardo: “(...) veniva colpito alla gamba destra che era spezzata come un fuscello e per di più, di contraccolpo, veniva sbalzato al suolo, riportando la frattura della colonna vertebrale (…) Il disgraziato da otto mesi aveva perduti (con la 'i') la moglie ed è padre di quattro figli, il primo dei quali ha appena undici anni (...)”. L'articolo concludeva: “Dopo due ore il povero Mario, in seguito a inenarrabili sofferenza (con la 'i'), spirava.” In qualche città era vietato stendere i panni sui balconi; una signora madre lamenta che uno dei consiglieri stende un vero e proprio bucato e non gli vien detto nulla. A gara col Quintilia, l’arciprete di Montemale contribuisce con lire dieci al circolo di diocesi Excelsoir per gli esercizi spirituali dei giovani. Totale generale: duemilatrecentotrentatré lire. Una signorina se ne frega delle oblazioni e viene multata di diciassettemila marchi perché ballava nuda in un tabarin. A Berlino. Il Papa se ne va, la Sentinella delle Alpi pubblica riti e controriti sull’elezione di un nuovo Papa. Si ricordano aneddoti e curiosità a riguardo dell’importante evento. Papa Leone XIII viene inserito per svista nel registro dei suicidi e dei carcerati. C’è chi mormora che di svista non si tratti ma di palese perifrasi di una vita da Papa. Il Vaticano sbuffa nuvolette nere, i seggi dei cardinali danno patta: il Papa nuovo non si vede – tuttavia, si dice, non sarà indiano: deve essere italiano come da mo’. Il Re non sa che pesci pigliare. Dal Vaticano un pennacchio bianco indica che presto verrà pronunciata la formula: “abemus ponteficem”. L’Italia manca di consiglio parlamentare. Dopo Pio XI c’è Benedetto XV. Carnovale Luigi propone l'abolizione delle guerre con la ricusa degli Stati neutrali; si decide per il trasporto gratuito delle salme di guerra in forza della legge undici dell’anno 1921. Francesca Fresia veniva a mancare dal decalogo dei vivi. A Roma ci si lamenta che gli italiani sono privi di memoria. Si passa oltre: “La pubblicità è l’anima del commercio!”. Si domanda che sia fatta pubblicità sul trattato di Rapallo e Fiume. La Russia sforna un nuovo codice. L’avv. Lenza e il gr. Uff. Giandolini sono sconsolati sui gradini di una sala romana: i democratici piemontesi non si sono fatti vivi. Si accusa la malasorte dettata dal giorno della riunione: venerdì diciassette. Un figlio crepato in guerra suscita scandalo: la madre denuncia soli centocinquanta lire di sussidio. Centocinquantamila lire costa un castello di trentatré camere, interamente ammobiliato, comprensivo di un grande parco felice. Carlo d’Asburgo se ne va. Il dollaro si fa italiano: nell’esergo della moneta si cantucciano le iniziali di un italiano, giunto primo ad un concorso per il conio. Non si sa quanti dollari costi il nuovo telefono senza fili usato dai vigilanti americani. In Italia si pubblicano le norme sull’uso del telefono: “Staccare il ricevitore e quindi comporre il numero nel modo seguente: (…)”. L'assenteismo dei deputati tiene banco al parlamento, la Gazzetta del Popolo auspica il gettone di presenza, poi conchiude: “(...) crediamo proprio che i deputati saranno così minchioni da legiferare contro l’interesse proprio?”. Si rammenta che, nella legislatura precedente, venne sì proposto il gettone, ma al momento della votazione si alzarono solo due persone a favore: il proponente e l’on. Luzzatti. Qualche titolo di giornale dice che è capitata una cosa grama: sciagura di Ansaldo. Si scrive: “A quattrocento metri da terra il paracadute si è sfasciato ed il disgraziato precipitò a terra, sprofondando per quasi un metro entro il suolo, orribilmente sfracellandosi. In bocca teneva ancora la sigaretta che nella sua tranquilla audacia aveva accesa prima dell’esperimento”. Gli onorevoli Matteotti, Treves e Turati avanzano al gruppo dei socialisti le dimissioni, l’atmosfera è tesa. Le dimissioni sono accettate. Si scopre la nascita di un bastardino di Dante: l'ennesimo, e c’è chi si appella alla cautela: "Uomo di genio ma anche di alta virtù! Di venti generazioni di scrittori fece polpetta" etc. Si fa l’occhiolino al primo maggio: forse giorno festivo? Poincaré si mette la terza camicia togliendosi la seconda. Tragedia del Monastir. Si augura pubblicamente buona ventura ad un nuovo giornale: l’Intransigente. Nel Paese si articola: “Non è fatto obbligo assumere invalidi di guerra ai datori di lavoro con meno di dieci operai maschi”. I bolscevichi s’arrabattano sulla proprietà privata e gridano che la terra russa è terra di tutto il mondo: così come non deve appartenere a nessun privato, non deve appartenere a nessuna nazione. C'è chi controbatte: si vedano gli animali che territorializzano le loro zone. Altri rispondono: 'Toh! l’uomo come una bestia!'. I bolscevichi confabulano con i tedeschi, che sbirciano verso la Polonia. La indicano. Dal parlamento italiano si emana che gli accenditori automatici, le parti di ricambio e le pietre focaie sono monopolio di Stato. La pubblicità su Fiume incalza. I commercianti lacrimano: la politica guasta i loro commerci. Il giro di Romagna è vinto da Girardengo. La Russia non tifa Girardengo, ma viene a Genova per tentare la via del petrolio. I sedimenti carboniferi e metalliferi sul Reno sono lì lì dall’essere esauriti. La Germania piange: è schiacciata dai debiti. Miliardi. Il signor Dalmasso è giulivo: trova veste da donna in via Umberto. Qualcuno piagnucola: “Oibò, non ho vinto!”. Era la lotteria pro-orfani di guerra. Per la pesantezza di stomaco c’è l’estratto di Kefir, che non basta a risolvere il mal di pancia della Russia. Modigliani e Turati sono dei traditori. C’è da cambiare la legge elettorale. Referendum tra i politici. Madrina di un gruppo di fascisti viene presa a male parole nel borgo di Vado Ligure. I fascisti si armano, sfasciano un circolo di comunisti e un circolo anarchico. A Lagaro viene ucciso un fascista con un pugnale. Nella manifestazione di Charlottemburg due dimostranti e tre agenti s’inciampano. Ci si puntella al petto il distintivo fascista. A Cremona due signori domandano informazioni. Una ghenga di persone teme che il petto così puntellato di distintivi possa esplodere. Si spara per evitare la catastrofe. Impugnano i coltelli. A Mantova percosse su un socialista. Inidentificato nella notte spara a Galletto scambiandolo per il figlio, redattore di un quotidiano comunista. Fascisti parano il distintivo derattizzando comuni e circoli: mettono alla porta i socialisti, sequestrano bandiere, aprono le teste, rastrellano le case, bruciano libretti. Smirne viene occupata. Austria e Grecia stanno allerta. L’Inghilterra ha gli occhi lucidi: si allunga per udire cosa si bisbiglia. Forse una guerra tra lei e i Turchi? I fascisti fanno scappare Matteotti, che da Varazze raggiunge Milano. L’Inghilterra è febbricitante e vuole che si guerreggi contro la Turchia. L’altra Europa cerca di metterla a letto e di tenerla buona, sotto cura. Girardengo pedala contento. D’Annunzio cerca di spiegare la Turchia, dando l’occhio a Fiume. Mister Lloyd George dorme male, si rivoltola nel letto, lo stesso avviene per Matteotti. Mussolini sonnecchia beato. De Amicis è vispo nel monumento tirato su a Torre Pellice. Si razzolano bandiere rosse, chi ha il rosso dentro glielo si tira fuori con le legnate. I fascisti che legnano lo fanno per difesa, i comunisti per cattiveria. I giornali nazionali sono unanimi. A qualcuno vien da pensare che dietro ai giornali sia passato il razzolo nero e lo si castagna con una bastonata. Uno del Paese sfarfalla che le redazioni stanno al faro dei fascisti. Leggere rimane difficile, parlare ancor di più. L’Italia viene assettata, sgomberata, occupata, ramazzata, arrangiata. I giornali scrivono: “Evviva!”, qualcuno lo fa coi pugni stretti. Gli anarchici sono teppisti, sbandati, perdigiorno; i socialisti sono ingenui, mancano di senso pratico, sono idealisti; i comunisti sono il diavolo, la pece del mondo. I facinorosi si distinguono tra rossi o rossi e neri. Le parole dei fascisti: merito, certificazioni, strumentalizzazione, produrre, competenze. Socialisti, comunisti, anarchici guardano il cielo da dietro le sbarre di un carcere. Le sbarre sono le inferriate di un cimitero. A volte si tratta delle grate di un'infermeria. Le sbarre sono spesso quelle di un manicomio o le grate invalicabil dell'esclusione sociale e politica. Grate della povertà. Uomini e donne fissano sempre più il cielo, il cielo arrossisce: sternutisce. La polveriera di Falconara fa bum. Il re accorre. Tra le macerie spuntano mani e bestemmie come funghi. Se il re accorre Costantino re scappa da Atene dopo il colpo di Stato. Fa caldo. Si prova sollievo con gli esperimenti sulla frigerazione: gas, tubetti, motorini. Si cerca di generare il freddo in un cassone. Arriva il freddo. È ottobre. La fine. Quasi novembre. Nugoli di camicie nere fanno un corpo di calabrone che scende a Roma: è la marcia. Il re scuote Mussolini: “Sveglia, fai tu scuola.” Mussolini ha in mano Consiglio e governo. L’Italia è nera.


 Francesca Pietrini giocava con una palla nell'aia, i suoi genitori sparivano. Verrà vestita, istruita, rifocillata. Starà zitta, parlerà se interpellata, starà in riga, produrrà, ringrazierà, tacerà, farà la maestra poi la moglie, poi la madre. Sua figlia le somiglierà. Scanserà gli strani, farà la questua ai poveri, mal sopporterà le voci stonate, riderà – solo se rideranno gli altri. Di nascosto (non turbare la famiglia) sognerà. Non si lamenterà. Piangerà. Francesca sparisce. L'Italia è nera.


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