Incipit - Paolo e Camilla

 
"Posso?"
 In una poco spartana - appena elegante - gonna di lino a balze bianca, i capelli sciolti fin sotto la vita, Camilla Lari comparve sulla scalinata dell'antico palazzo dei Lari. Restava appoggiata al corrimano con le braccia nude, gli occhi grandi e le orecchie pressoché perfette, e osservava l'androne d'ingresso. Paolo Bima si affacciava sulla soglia.
"Posso...?"
"Sì", disse Camilla Lari.
La venticinquenne figlia dell'assessore alla cultura di C... fece vagolare gli occhi sulla figura di Paolo Bima. Poi discese i gradini con scioltezza: l'agilità della sua lieve corsa le faceva sentire la gonna leggera svolazzare sulle gambe, mentre i piedini si mostravano prima uno poi l'altro dagli orli della gonna; e, mentre i piedini giocavano a far capolino da sotto gli sbuffi dei tulle, si intravedevano le vitiligini diffuse sui dorsi.

, calzati in sandali a legacci color beige. così come erano diffuse quelle sui dorsi delle mani. Le chiazze apparivano più chiare nell'abbronzatura estiva e sembrava, la sua pelle, una cartina dove le chiazze bianche evochino i continenti. Ed era una cartina mai vista, come un pianeta alieno che appaia impresso sulla figura di un essere umano.  

restava appoggiata al corrimano della scalinata del grande palazzo dei Lari: un gomito alto, piegato, e, l'altro, disteso su un fianco; e, da lassù, fissava verso l'androne, occhieggiava verso l'ombra che si stagliava sul pavimento d'ingresso del palazzo.

Aveva gli occhi grandi, Camilla Lari, d’un verde scheggiato d’azzurro, il viso stretto e le orecchie pressoché perfette. Vestita leggera, di bianco, con una gonna di lino lunga sino alle caviglie, leggerissima, dalla quale spuntavano dei piedini bianchissimi, racchiusi in sandali di sughero dai laccetti bianchi acquistati in uno dei suoi viaggi esotici, disse:

- Quell’est ton travaille aujord’ui, Paolò? - (accentò la 'o' secondo il tono allegro e filante di chi esprime la ricercatezza musicale nell'uso della voce). Occhieggiando l'androne, fece vagolare gli occhi sulla figura di Paolo Bima che, laggiù, rigido sulla soglia, reggeva tra le dita una piccola chiave senza portachiavi.

Camilla Lari ripeté, mentre già stava staccandosi dal corrimano per discendere le scale: – Quell’est ton travaille, Paolò? - e si slanciò giù, sui gradini della scalinata, per giungere al livello di Paolo Bima. Fu talmente rapida che quasi volò dai gradini e quasi cozzò contro il viso del giovane uomo; quasi Paolo Bima si lanciava per afferrarla, quasi emise un suono; ma lei si fermò, lo abbracciò, lo guardò rapidamente, senza fissarlo, e lo prese a braccetto portandolo sul vialetto. Lì camminarono verso il cancelletto che affacciava sul Viale dei Putti e Paolo Bima disse una parola, tra sé e sé, senza che Camilla Lari lo udisse: – No. –

- No, non lavoro. - disse a voce più alta, mentre già camminavano sulla via pedonale. - Mi rifiuto di soddisfare i codici della seconda legge. - Camilla Lari si allertò. Un'espressione tra stupore e timore tagliò il suo viso. - Ciò mi rende un escluso. Così vengo ucciso.

Camilla Lari provò un moto di disagio di fronte all'espressione critica del suo amico. 'Anche lui è infelice. Anche lui è...' Non le venne la parola. In lei fece capolino uno spettro. 'Lui evoca quel che mi riguarda: tocca un ambito per me irrisolto. Ora lui parla di me, perciò non lo allontanerò.'

- Cos'hai intenzione di fare? - domandò. Il brio della figura espressa da Camilla sulle scale dell'androne, adesso cedeva il posto ad una figura riflessiva, disposta ad ascoltarlo. 


*Paolo Bima fa qui riferimento alle norme morali non scritte presenti nelle diverse province italiane.

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