sabato 18 marzo 2017

La Crescita di un Tasso (Breve Sogno Felice)


 La fatica di quel Tasso descritto da Goethe, il ricercare le parole che stabiliscano le forme delle sue figure immaginate, la tensione mai interrotta, il prestare al prossimo una parte da rappresentare... dov'è ora quest'uomo carico di una forza cui il giovane sbrigliato non considera – ma è la forza che regge il mondo, vorrei sussurrare a questo giovane. Una forza mai fragorosa che si direbbe elegante e ambigua, da guardare con ammirazione e timore.

Dov'è quel centellinare, conservare, ridurre per riversare nella creazione che trapassa il secolo, l'opera.

Dov'è, oggi, il Torquato Tasso?

 Sono certo che in Europa esistano dei Tassi non dichiarati: segnati nel viso e nell'animo dalle cicatrici che l'insofferenza del mondo impartisce loro, essi insistono nella più sottile assenza di clamore l'abnegazione per la creazione.
Forse soffrono, tendono, ordinano, reggono nelle loro strade senza via quel che si fa vivo nell'assenza di clamore. Essi vanno, senza una Corte, senza la protezione di un principe, tra le bellezze e le mitezze scadute a compiere quel silenzio che dà il senso di un amare; e nel riserbo, e discreti, essi sfilano sulle vie leggere di un presente che non è.


La raffigurazione è il dipinto di Giambattista Tiepolo, del 1752: “Rinaldo e Armida in giardino”.

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