martedì 10 maggio 2011

Anversa


Il 25 aprile ho raggiunta la città di Anversa.

Per tutta la città si ritrovano edifici vittoriani, gotici, moderni, postmoderni, fiamminghi e edifici senza carattere, in non troppi “chilometri” di spazio: un raggrupparsi di forme tanto diverse da far pensare al bisogno di un piano regolatore.



Per una persona abituata alla continuità, Anversa potrebbe essere sfiancante: ogni stile termina con la costruzione che lo esprime. Ci si può imbattere in un portico all’italiana con quindici metri di volte basse e mattonate, la pavimentazione lastricata, per poi ritrovarsi sotto la facciata di una costruzione dalle forme futuristiche, altissima, imponente, di vetro e metallo. Aggirata la costruzione, compare una cattedrale gotica
bianchissima, che resta su una piazzetta all’ombra di una enorme nave attraccata sulla Schelda. Infine ci si ritrova sotto la facciata di un castello medievale, che porta ad un lungo fiume di assi chiare ed i corrimano arrugginiti.


Tutto sembra finto; uno dopo l’altro si alternano gli stili che si riscontrano nelle diverse città europee, con la sensazione che Anversa sia stata costruita da gente “scappata di casa”: ognuna ha portato con sé lo stile che le era più familiare, l’ha replicato in questa città ed il rammarico è che la città non ha prodotto un nuovo stile, ma si è fermata ad essere una rassegna di stili d’altre città.



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