venerdì 23 novembre 2012

Lamentazione


Ah, che pena quell'uomo che facendo grandi cose, prodigandosi in studi solitari e estesi, dal suo tempo è disprezzato: siccome le “cose sue” si rivolgono ad altri tempi, le "cose sue" sono intrinsecamente straniere alle mode del suo tempo. Egli non è considerato da quegli uomini che si danno grande fatica per soddisfare le correnti del momento.

Ah, che pena quell'uomo che non dispone di un biografo che riesca a tracciare la profondità delle sue imprese: che pena vederlo trascritto da uomini con occhi troppo piccoli, bocche troppo strette, orecchie troppo chiuse: che pena guardarlo agognare un'indagine su sè stesso - se ne sentirebbe lusingato!, e tanto gli bastererebbe l'attenzione di un procuratore per sentirsi lusingato.

Ah, che pena quell'uomo deriso dai suoi simili... Egli è un uomo perciò è deriso, ma egli è visitato quanto si può visitare un baraccone, un circo, uno zoo la domenica.

Che pena quest'uomo relegato in una strana gabbia dalle grate infinite.

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