domenica 7 maggio 2017

Estratto da: "Antro Zanni"


 L'ufficiale era corpulento e una espressione perpetuamente grave gli trapassava il viso, si notava indaffarato in una serra di una cascina in un paesino nella provincia di C... Quando ne usciva pareva sempre più assorto. Quest'uomo proveniva da Pozzuoli, dove si era arruolato come UPC (Ufficiale Pilota di Complemento): dopo dodici anni di ferma decise di abbandonare l’attività, trasferirsi da noi e cominciare quella che oggi è una poderosa impresa agricola.
Quando lasciò la sua carriera, che sarebbe probabilmente sfociata nel civile per via della quantità di ore di volo accumulate da militare, fu additato da più e più persone come un irresponsabile, un sognatore con la testa piena di fantasticherie, forse inculcategli da un signore partenopeo che un giorno, quando ancora il nostro uomo militava nel napoletano, lo avvicinò. Cogliendo che il nostro uomo non pareva così deciso della carriera militare, gli illustrò una teoria sul mondo arrivando a concludere: “che molte e molte persone si gratteranno la testa per tutti i guai di ‘sto mondo, allora ci sarà bisogno di qualcuno a difenderle dalla canizie”.
Con l’idea dei capelli nella testa, l'ufficiale pensò di produrre un balsamo per capelli. Si ricordò di suo fratello, un sindacalista che si intratteneva con donne di "dubbia provenienza", così si diceva nella provincia, e gli domandò della cascina nella quale viveva: se poteva acquistarne una parte, trasferirsi con la famiglia, moglie e figlia, e lì badare alla terra che il fratello aveva lasciato andare in malora.
All'inizio il fratello recalcitrò all’idea di dividere la cascina in due e di avere dei vicini, ma vagliò la piccola fortuna che gli sarebbe venuta dalla vendita e così, con un certo tirato malumore, concesse al nostro uomo le terre e metà della cascina.

 Si guardi ora l'ufficiale assillato dalla propria moglie per causa dei suoi propri esperimenti: tenta la via d’un balsamo prodigioso, ma non per capelli: si è ricreduto. Ora cerca la ricetta di una crema per le mani: ‘ché, pensa, il mondo sarà anche pieno di guai, ma se i capelli cadono è per via delle mani che abbiamo tutti quanti e che tutti quanti dobbiamo sempre più infilare in affari sporchi. E poi ci grattiamo la testa con queste mani sporche. Se si vuole che i capelli non cadano più, sarà bene difendere le mani dalla sporcizia del mondo…’ Così, deciso nella sua impresa, convertì le terre in piantagioni di fagioli, fagioli borlotti: si convinse della bontà salvifica di questi legumi e che da questi si potesse trarre una crema per le mani. Del tutto assorbito nelle sue intuizioni, sprofondò in esperimenti complessi: tentò incroci, miscele, compressioni ed estensioni della terra e illuminazioni gradanti; impianti e teorie vegetali del XVII’mo, XVIII’mo e XIX’mo; studiò il Tacuinum Sanitatis in Medicina del XIV’mo sito nella biblioteca nazionale di Vienna, ne dedusse la pericolosità del sesso femminile in natura, le influenze del ciclo con la flora, ne discusse le valenze, le smontò e si ritemprò nelle ispirazioni tratte da strambotti originali del XVI’mo di Vico Antonioni; si disperse nello studio delle evoluzioni botaniche: lo colpirono gli amenti delle betulle, il monoicismo dei vegetali, e comprese degli amenti relazioni inconcepibili con la terra di Amente, l’oltretomba, considerando il monoicismo vegetale con l’androginia celeste, ponderando se le betulle non fossero piante del paradiso: vagliò la possibilità e ne trasse distillati di stami e pistilli iniettandoli nei suoi fagioli, ma quando crebbero dei borlotti sbilenchi, bluastri nella guaina e malridotti nella polpa, si svilì: “è più facile che una gomena passi per la cruna di un ago, che un borlotto si levi in cascina”.
I contadinotti del paesino mormoravano sul suo conto: ne ridevano, lo chiamavano l'ufficiale, appellativo che gli diedero quando si seppe la storia di quest'uomo. Lo dileggiavano, lo additavano stando attenti a non far vedere il dito mantenendolo dritto e nascosto nelle tasche, il dito. Se lo incontravano gli dicevano: "ah, che bello! Ah, che bravo!", generosi nel complimentarsi. Poi lo dileggiavano. I pettegolezzi si sparsero: la vita per la famiglia dell’ufficiale si fece grama.  La moglie e il sindacalista, che per tutte le attenzioni rivolte verso l'ufficiale temeva per i suoi intrallazzi con le donne - che venissero a galla -, non patirono più la carneficina dei loro nomi e provarono di dissuadere l’ufficiale, ma questi non demordette criticando al fratello le scappatelle da pietoso donnaiolo e alla moglie l’ambigua posizione. Così proseguì nei suoi esperimenti.

 Si guardi ora un bambino giocare nell’aia della cascina. Non è figlio dell’ufficiale, non è figlio del sindacalista, non è parente di nessuno. Si chiama Giovanni. Parla, ride e gioca con la figlia dell’ufficiale. Giocano al girotondo, fanno le rincorse ai gatti e si nascondono tra il fieno. Lei lo prende per fratello, lui la prende per sorella, l’ufficiale diventa un padrino, la moglie una madrina e il sindacalista uno zio. La madre di Giovanni è in Thailandia, il padre alle Canarie, e di entrambi non si sa altro che questo. Quando il padre sparì alle Canarie, il sindacalista si intrattenne con la madre per qualche tempo e lei, per ringraziarlo, gli lasciò il bambino e fuggì con un uomo impelagato in certi affari in Thailandia.

L’ufficiale non si cura del bambino, non ci pensa, lascia che gironzoli per la cascina così come gironzolano i pettegolezzi intorno alla cascina: gli pare debole, malaticcio, e ciò gli fa provare un po' di insofferenza. Sempre più l'ufficiale si rintana nella serra e tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica, ne entra alle sei del mattino e ne esce a mezzanotte. Per la moglie diventa un fantasma che appare soltanto all'ora dei pasti: 'è diventato una sorta di fantasma legumino, che appare un attimino', pensa la moglie che non ha perduto lo spirito, finché un giorno non si sente un botto che riempie tutta la cascina. Non c'è nessuno, soltanto l'ufficiale. Egli corre fuori dalla serra e sente dei gridolini provenire dal capanno che dà verso i campi. È Giovannino, steso, schiacciato dai tubi e dalle corde usate per gli esperimenti. Allunga una mano, sembra chiedere aiuto ma senza voler disturbare, gratta le dita nella terra e cerca di districarsi, ma si vede che ha gli occhi stremati e che non ce la fa. L’ufficiale scaraventa via i tubi e le corde, le toglie dal corpo del bambino e la sera, in serra, gli si stringe il cuore.

Ecco adesso: si guardi l’ufficiale come ascolta tutti e come dirotta la sua impresa e dice: “bene... bene...”, godendo di Giovannino che corre e che talvolta sta zitto, ma che gioca a rincorrere i gatti, a nascondersi nel fieno. E si guardi l'ufficiale come ascolta l’idea della moglie, lo si guardi mentre dai borlotti sbilenchi strizza una polpa che piazza ad ogni mercato e diventa la crema borlotta, richiesta in tutte le piazze, in tutti i mercati d'Europa da ristoranti e negozi di grandi e piccoli centri. E laggiù, ad un volo di mosca, nella provincia di C..., si guardino i contadinotti mugugnanti e incapaci di dire: “l’ha azzeccata”. I complimenti sono finiti.

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