martedì 22 maggio 2012

La Luna


Da 'nsima a la roca
a i pasa la luna ai sciaira
le ca', ai manda 'l ciair
fin a le tere unda i arbre 's fan larg
e se strignu a l'alba.
Ie 'l munt ca smia a 'na stella scura
e ie na riva ca sa slunga,
i sun le pere e i sun i fos, e le bialere:
ogni cosa pia un tochetin de ciair
par mustrese n'auta volta a n'auta facia,
ca se mustra sansa rumur mah 'na spusa silensiusa.

Sopra la collina
passa la luna che rischiara
le case, che manda il suo chiarore
ai campi dove gli alberi si allargano
per stringersi all'alba.
C'è la montagna che somiglia ad una stella scura
e c'è una riva che si allunga,
ci sono le pietre e le buche, e i canali...
Ogni cosa ruba un poco di chiarore alla luna
per farsi vedere un'altra volta con un'altra faccia,
che si mostra senza rumore come una sposa silenziosa.


Nota

La lingua in cui mi si è presentata questa canzone, in un istante notturno, mi sono accorto che non ricalca precisamente il dialetto piemontese - casomai fosse possibile dire, dei dialetti, che appartengano ad una regione - e non si può dire. Sono piuttosto formazioni linguistiche contributive dalla creatività umana differenziate localmente, che trasmettono nella nostra espressione la misura della nostra libertà d'animo. Tale fu pensato l'articolo 6 della Costituzione Italiana.
Così mi sono preso una libertà, o una libertà mi ha toccato, scrivendo questa canzone in una lingua quasi sconosciuta, spero comprensibile.

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