sabato 2 ottobre 2010

Lo sguardo di un uomo


Quando il diluvio universale fu compiuto e le acque si abbassarono, Dio benedisse Noè e i figli suoi e disse loro:

“Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun essere vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra.
(…)
Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra.”

Non si può non dare un’occhiata ai Vangeli quando si parla di Dostoevskij, e non si possono non immaginare i due profondi umori che fanno dell’opera dell’Autore russo la combinazione tra inferi e cielo, tra male e bene, misericordia e peccato.

I suoi occhi osservano gli uomini da prima che l’arco distinguesse alluvione da siccità e cielo dalla terra, bene dal male. E così la sua opera, che spiega gli uomini dagli spazi di quel luogo: quasi che i suoi occhi si trovassero al di là di ogni patto, dietro ogni arco e, per questo, sono occhi terribili e sublimi. Come magari poteva essere un territorio percorso sia da uomini celesti che da uomini terreni qual era il territorio "pre-alluvione", il territorio degli uomini ultracentenari. Secondo la Bibbia.

Ma è proprio nelle opere dell’Autore che si trova la sua figura, oscura e angelica: un doppio profilo “di santo e di criminale” che già Thomas Mann scrisse in “Dostoevskij, con misura!”* e che fa tremare. In questa affermazione Mann non stabilì una separazione tra i profili, ma li comprese entrambi in un'unica mente. Criminale fu la prospettiva di Dostoevskij nello spiegare le vicende degli uomini dal luogo antidiluviano, cioè inaccessibile, dell'appartarsi per rubare le loro pulsioni e descriverle, e santa la prospettiva di reggere la propria malattia per perpetuare una missione quasi martire di avvicinarsi alla realtà.
Quindi santo e criminale.

Ed è quindi in Dostoevskij che il regno dello spirito ha trionfato; la malattia del suo corpo ha cessato di regolare la sua forza e qui Dostoevskij ha spiegato il suo regno, distaccato dal tempo del Sole e della notte. Il regno dello spirito si è impresso nelle sue scritture esprimendo ciò che era sul nascere, perché non esistono inventori assoluti ma perfetti rappresentanti. E così fu Dostoevskij, il rappresentante di un sentire che ancora non è terminato.

*"Dostoewski - mit Maßen!" è nella serie di saggi e di conferenze: "La Nobiltà dello Spirito e altri Saggi", a cura di Andrea Landolfi, Mondadori, Milano (1997); la traduzione era di Bruno Arzeni. La prima pubblicazione risale al 1947, in lingua inglese, nella raccolta di racconti: "The Short Novels of Dostoevsky", pubblicata a New York. In Italia si può trovare il saggio “Dostoevskij, con misura!” anche nella postfazione alla raccolta di racconti di Dostoevskij della Mondadori: “Racconti”. La collana è “Grandi Classici”, Mondadori, Milano (decima ristampa, 2005); curata da Giovanna Spendel.

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