venerdì 7 maggio 2010

Al riguardo degli italiani e di Smerdjakòv


Ormai gran parte del popolo italiano “intellettuale” è caduto in pentola. I più dei blogger di protesta o di resistenza, quasi tutti composti da universitari, laureandi o laureati, ripubblicano notizie già pubblicate, le rimpastano e le divulgano copiandole da organismi cui difficilmente avranno parte attiva. Tutto ciò aumenta il raggio della pentola nella quale ogni blogger, parlando quasi esclusivamente di quelle notizie, attesta il proprio bisogno di caderci dentro. Non si interesserebbero mai, questi giovani lettori di non Vangeli, di lacinie fiorite; non seguirebbero mai un blog che tratti argomenti diversi dal tam tam generale. E se le lacinie dovessero comparire tra gli argomenti mediatici che vanno per la maggiore, subito andrebbero a cercarne il significato facendosi una cultura che non è conoscenza, cioè ciò che proviene da una curiosità naturale e spontanea, ma un insieme di nozioni da usare per incalzare ancora di più la discussione corrente.
Insomma, per non ritrovarsi esclusi i blogger di resistenza vivono in un’ansia da conformismo, che credo li rovinerà tutti.
Come non comprendere la sostanza di ogni resistenza, che consiste negli interessi più vari? Perché non capire che il contributo più grande per un "mondo migliore" passa attraverso l'insegnamento di una maglia rasata, la preparazione di una permacoltura, lo studio di un’opera di un Tolstoij o dell’erotismo epico contenuto in quell’opera? Ma questo popolo non lo sa fare, non ha interessi se non verso il suono dell’unica campana che li richiama alla tastiera ed allo spendere le proprie forze verso ciò che è popolare. Probabilmente ignora quelle due cose che ho scritto qui sopra e intanto continua a ripetere ciò che si vuole venga ripetuto, proprio come un insieme di pecore. Scusatemi la parola usata.
Possibile che non ci sia un po’ di coraggio tra queste persone?
È necessario andare all’estero o negli angoli più appartati della nostra Nazione per trovare uomini che coltivano le loro curiosità, senza fissazioni astratte né puerili o stupide appartenenze: questi “uomini dell’estero” sarebbero e sono le pecore nere della società, che in una democrazia dovrebbero essere incentivate, protette, soddisfatte se si vuole che si generi un movimento progressivo nella varietà di socializzazioni cui la stessa società dovrebbe garantire. Questi stranieri sono uomini e donne isolati, che naturalmente non trovano un apparato che li compartecipi del luogo che abitano. Qui, in Italia e forse altrove, non esiste un governo e pochissime persone riescono a conquistare la prospettiva d’un uomo e di una donna che si affacciano guardando con serena contemplazione, con fiducia e con forza misconosciuta agli uomini, il presente.
In Italia è l’anarchia, non l’Anarchia del senso colto di Kropotkin, Bakunin, Proudhon, l'Anarchia nobile che rende l'uomo libero attraverso la consapevolezza delle proprie forze e delle forze altrui, ma nel senso volgare di confusione e violenza, che agisce nell’annientamento delle individualità. Qui è il conformismo più crudele e assassino.
Un italiano possiederebbe certamente un carattere speciale, estremamente coraggioso, nel momento in cui lasciasse la sua casa per scoprirne un’altra - e forse la casa “definitiva” non la scoprirà mai, ma questo dovrebbe essere lui a dirlo. Al contrario, gran parte degli italiani non hanno mai abbandonato la propria casa e, quel che è peggio, non l’hanno mai conosciuta: questo sono gli italiani, dei domestici vanitosi e cialtroni, che si uccidono e imbrogliano proprio come una popolazione composta di tanti Smerdjakòv, con l’unica eccezione che Smerdjakòv non rubava nonostante sapesse cucinare benissimo, come gli italiani.

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